martedì 13 ottobre 2015

Non è un paese per autori

Da qualche anno a questa parte, la quarta domenica del mese, a Pinerolo si organizza il mercato della carta antica, moderna e del vinile (in origine era partita come del libro, fumetto e vinile). L'intento, credo, sia quello di aumentare l'offerta ai cittadini di questo prezioso strumento di formazione (come se non bastasse la Biblioteca Civica che è tra le più rinomate e fornita del territorio) oppure, banalmente, solo per far cassa. Potrebbe anch'essere così se ad allestire il classico banchetto è un operatore del settore (libraio, autore, editore). Dopotutto, le due più grandi manifestazioni torinesi del libro (la Fiera e Portici di Carta) sono dedicate proprio unicamente a loro. Nel caso di Pinerolo, invece, la maggior parte di coloro che utilizzano questa Fiera delle occasioni mancate sono hobbisti (e come tali, non avendo partita IVA, non dovrebbero essere autorizzati alla vendita di niente ma solo allo scambio), Associazioni di Volontariato (non necessariamente culturali), Mercatini dell'Usato. Tutti, non operando specificamente nel settore, mettono in mostra libri, fumetti e vinili che sono regolarmente "svenduti" e non venduti, in barba a quelli che sono i prezziari risultanti dai cataloghi nazionali (che sono alla base della definizione del prezzo per i prodotti in questione). Se, invece,contrariamente a quanto da me affermato, l'obiettivo della Fiera è quello di fornire ossigeno e sostentamento alle casse dell'associazionismo (falcidiate anch'esse dalla Crisi) allora non si comprende perché non si realizza un mercato dedicato SOLO al Volontariato e nel quale sia possibile vendere di tutto (e non solo i prodotti summenzionati). In funzione di ciò, il settore librario, autoriale ed editoriale vedrebbe incrementare le proprie vendite. E sarebbe cosa buona (è il più penalizzato dalla Crisi). E' assurdo, crudele ed irresponsabile obiettare che il prezzo di un libro nuovo è caro se rapportato a quanto si spende patologicamente per uno o più cartoncini Gratta & Vinci che oltre a deludere la maggior parte dei suoi fedelissimi acquirenti (se uno vince è perché tanti perdono) intacca i patrimoni e la salute dei cittadini senza essere in grado di formarli culturalmente. Del resto, un paese che apre gratuitamente Musei e Biblioteche e fa pagare le percorrenze autostradali può realisticamente ed orgogliosamente affermare che "la cultura non paga" In questo modo, sicuramente no...