martedì 13 maggio 2014

Essere Genitori: questo è il dilemma!


Essere genitori ed educare i propri figli non è mai facile: a volte è un impresa davvero ardua. Certo, se avessimo più tempo per seguirli, svolgeremmo meglio il nostro compito e probabilmente non ci sarebbero tanti fenomeni di bullismo in età adolescenziale e adulta. Molte di queste problematiche però, potrebbero essere evitate con piccoli accorgimenti. Iniziamo quindi a capire quali sono le nostre incombenze. Spesso siamo iperprotettivi e iperansiosi nei confronti dei nostri bambini e solo in rari casi siamo severi. Quando lo siamo, ci sentiamo in colpa e in noi emerge subito quel dannato sentimento del rimorso. Poi, come se non bastasse, arriviamo a considerare la severità come una forma autoritaria, come un modo di esercitare il proprio potere sul minore. Questa concezione è sbagliata, in quanto si può essere severi in modo autorevole. Ricordate il detto "pugno di ferro in un guanto di velluto"? Ebbene, con i propri figli bisogna muoversi in questo modo. Nella realtà, invece, giustifichiamo continuamente le loro difficoltà, i loro capricci e i loro disagi e tale modo di fare diventa ancora più evidente durante il periodo scolastico. Se il bambino piange, infatti, di solito diamo la colpa all'insegnante che magari è dura o eccessivamente severa o forse urla troppo. Se è nervoso o intrattabile, attribuiamo la causa a qualche compagno che magari gli fa i dispetti, se invece è stanco, è la maestra che dà troppi compiti. Insomma, per ogni reclamo si cerca una causa esterna, un capro espiatorio. Si attribuisce volutamente la responsabilità alla scuola o ai compagni di classe, come se queste fossero le uniche due origini di tutti i problemi. In alcuni casi, poi, certi compagni di scuola, vengono considerati di proposito elementi di disturbo o fuorvianti, tanto che la tipica frase: "mio figlio prima che frequentasse quei compagni, non era così", è diventata una bella abitudine e un bel modo per scaricare sugli altri le proprie responsabilità. Anche vedere genitori contro insegnanti è diventata una situazione consueta, che si è consolidata negli ultimi anni. Capita quindi, spesso, vedere gruppi di genitori che interferiscono pesantemente nelle scelte didattico -pedagogiche, creando un clima caotico e negativo. Queste insistenti intromissioni e promiscuità di ruoli, per difendere a spada tratta e celare le difficoltà del proprio pargolo, non portano da nessuna parte, anzi un figlio che senta la ragione sempre dalla sua, non potrà altro che diventare, da adulto, un egocentrico immaturo. Che cosa fare allora? Ecco alcune semplici regole. Non interferiamo con le scelte degli educatori/insegnanti, a meno che questi non svolgano al meglio i loro compiti o non siano qualificati, o abbiano evidenti carenze a livello di preparazione. Appurata la loro professionalità, dovremmo adottare lo stesso metodo educativo ed essere in linea con loro. A questo proposito, teorie pedagogiche e psicologiche, hanno dimostrato da tempo come metodi tra loro discordanti, del tipo "regole a scuola e a casa nulla", proposti a soggetti in età evolutiva, possano creare forme di disagio e sviluppare comportamenti devianti. Cerchiamo, quindi, di essere allineati con gli educatori, cerchiamo di vedere le manchevolezze dei nostri figli e se proprio vogliamo veramente aiutarli accettiamo i loro difetti, scopriamo le loro doti, correggiamo certi loro comportamenti e, laddove sia necessario, proviamo anche a dire dei "no", senza pensare che facciano male: al contrario aiutano a crescere! Manteniamo, inoltre, il nostro ruolo genitoriale senza allargarci in settori che non sono di nostra competenza, creando così una sovrapposizione di incarichi e cerchiamo di essere adulti maturi, usando sempre il buon senso in ogni circostanza. Infine, non facciamo paragoni. Ogni persona è un caso a sé, ognuno ha delle potenzialità ma anche dei limiti, quindi informarsi sulle prestazioni e sui comportamenti altrui è inutile, provoca frustrazione e invidia per noi grandi e in particolar modo abbatte l'autostima dei più piccoli. In poche parole ogni genitore deve pensare al proprio figlio e non a quello degli altri. Per questi ultimi ci sono insegnanti ed educatori. Di Anna Turletti

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