giovedì 15 maggio 2014

scrittori a Pinerolo

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Ritratti di poeti e scrittori lontani che amano Pinerolo Discepoli delle Muse innamorati della Città del Pino
La nostra Pinerolo è una cittadina che racchiude luoghi suggestivi, di grande fascino, che furono apprezzati da celebri scrittori come il Bandello e il De Amicis, il Pellico e il Giacosa. Spesso, invitati dai poeti locali, che sono numerosi, giungono anche autori di altre regioni, i quali, soggiornando più volte a Pinerolo, hanno avuto modo di apprezzarne i tesori, come la Piazza del Duomo, il colle di San Maurizio con la basilica e il santuario, il Palazzo degli Acaja, la collina di Santa Brigida, la chiesa antica di San Verano ad Abbadia Alpina. Vogliamo ricordare alcuni di questi autori, i quali, con i loro scritti, sono già stati anche ospitati sulle pagine del nostro “Monviso”. Il siciliano Filippo Solito Margani, nato a Niscemi, è uno dei più schietti amanti della nostra città. Vi ha soggiornato più volte, ospite di amici poeti, e qui ha presentato alcuni suoi libri: i racconti popolari di “Cantalanotte” e i “Racconti per la sera”, la raccolta di poesie “L’età perduta”. Filippo Solito è appassionato di cultura e tradizioni popolari e dirige una fanzine letteraria, il cui titolo è “L’Archivio della Memoria” alla quale collaborano molti poeti del Pinerolese. Speriamo di averlo presto di nuovo tra noi. Un altro siciliano che frequenta periodicamente la nostra città è Gianni Notaro, di Palermo, appassionato di cinema e letteratura, Notaro ha appena pubblicato con la casa editrice pinerolese Hogwords, un libro di racconti molto avvincente, dal titolo “Favole senza zucchero”, che verrà presentato a Pinerolo in autunno. Di casa a Pinerolo è ormai, da molti anni, il poeta di Imperia Gianni Donaudi, che ha abitato a Torino per trent’anni e che ora è tornato a risiedere nella città natale. Donaudi, che è autore di un libro di racconti, dirige anche la fanzine “Emozioni”, alla quale partecipano con i loro scritti, molti poeti del Pinerolese e della provincia di Torino. Donaudi soggiorna periodicamente nella nostra città, dove ha parecchi amici, partecipando anche ad iniziative culturali, come il Premio Letterario “Città di Luserna San Giovanni” organizzato dallo Spazio Artistico Myo-Sotis. Anche il poeta e pittore abruzzese Ettore Le Donne è stato ospite nella nostra città, in occasione di un bell’incontro letterario, nel 2008, a cui presero parte anche Filippo Solito, Gianni Donaudi e Pier Luigi Verrua. Ettore Le Donne è un pittore affermato dell’Iperspazialismo, ha pubblicato un libro di versi dal titolo “Stanze dell’ascolto di Angela” ed è il creatore della fanzine “L’Oracolo”, una pubblicazione culturale che si occupa in particolare di arti figurative, mostre e letteratura. Nel tempo, inoltre, sono stati ospitati a Pinerolo anche autori come il poeta toscano di origini napoletane Maurizio Piccirillo (autore di diversi libri di poesia e racconti), la pittrice e poetessa Ive Balsamo di Clavesana (Cuneo), il poeta e docente di giornalismo Enzo Sturiale (di Torino) più volte premiato al Premio Letterario Nazionale “Città di Pinerolo”, la poetessa palermitana Anna Grasso Titolo (deceduta nel 1999) e la poetessa milanese Adriana Foresto (che era anche una apprezzata scultrice, oltre che architetto), purtroppo anch’essa deceduta, tre anni or sono. Dunque, la nostra bella Pinerolo piace ai poeti e agli scrittori che vengono da fuori, e molti fanno il possibile per tornarvi presto a soggiornare. Forse, oltre che Città della Cavalleria, non sarebbe ora di rendersi conto che Pinerolo è anche Città della Poesia? Fabrizio Legger

martedì 13 maggio 2014

Essere Genitori: questo è il dilemma!


Essere genitori ed educare i propri figli non è mai facile: a volte è un impresa davvero ardua. Certo, se avessimo più tempo per seguirli, svolgeremmo meglio il nostro compito e probabilmente non ci sarebbero tanti fenomeni di bullismo in età adolescenziale e adulta. Molte di queste problematiche però, potrebbero essere evitate con piccoli accorgimenti. Iniziamo quindi a capire quali sono le nostre incombenze. Spesso siamo iperprotettivi e iperansiosi nei confronti dei nostri bambini e solo in rari casi siamo severi. Quando lo siamo, ci sentiamo in colpa e in noi emerge subito quel dannato sentimento del rimorso. Poi, come se non bastasse, arriviamo a considerare la severità come una forma autoritaria, come un modo di esercitare il proprio potere sul minore. Questa concezione è sbagliata, in quanto si può essere severi in modo autorevole. Ricordate il detto "pugno di ferro in un guanto di velluto"? Ebbene, con i propri figli bisogna muoversi in questo modo. Nella realtà, invece, giustifichiamo continuamente le loro difficoltà, i loro capricci e i loro disagi e tale modo di fare diventa ancora più evidente durante il periodo scolastico. Se il bambino piange, infatti, di solito diamo la colpa all'insegnante che magari è dura o eccessivamente severa o forse urla troppo. Se è nervoso o intrattabile, attribuiamo la causa a qualche compagno che magari gli fa i dispetti, se invece è stanco, è la maestra che dà troppi compiti. Insomma, per ogni reclamo si cerca una causa esterna, un capro espiatorio. Si attribuisce volutamente la responsabilità alla scuola o ai compagni di classe, come se queste fossero le uniche due origini di tutti i problemi. In alcuni casi, poi, certi compagni di scuola, vengono considerati di proposito elementi di disturbo o fuorvianti, tanto che la tipica frase: "mio figlio prima che frequentasse quei compagni, non era così", è diventata una bella abitudine e un bel modo per scaricare sugli altri le proprie responsabilità. Anche vedere genitori contro insegnanti è diventata una situazione consueta, che si è consolidata negli ultimi anni. Capita quindi, spesso, vedere gruppi di genitori che interferiscono pesantemente nelle scelte didattico -pedagogiche, creando un clima caotico e negativo. Queste insistenti intromissioni e promiscuità di ruoli, per difendere a spada tratta e celare le difficoltà del proprio pargolo, non portano da nessuna parte, anzi un figlio che senta la ragione sempre dalla sua, non potrà altro che diventare, da adulto, un egocentrico immaturo. Che cosa fare allora? Ecco alcune semplici regole. Non interferiamo con le scelte degli educatori/insegnanti, a meno che questi non svolgano al meglio i loro compiti o non siano qualificati, o abbiano evidenti carenze a livello di preparazione. Appurata la loro professionalità, dovremmo adottare lo stesso metodo educativo ed essere in linea con loro. A questo proposito, teorie pedagogiche e psicologiche, hanno dimostrato da tempo come metodi tra loro discordanti, del tipo "regole a scuola e a casa nulla", proposti a soggetti in età evolutiva, possano creare forme di disagio e sviluppare comportamenti devianti. Cerchiamo, quindi, di essere allineati con gli educatori, cerchiamo di vedere le manchevolezze dei nostri figli e se proprio vogliamo veramente aiutarli accettiamo i loro difetti, scopriamo le loro doti, correggiamo certi loro comportamenti e, laddove sia necessario, proviamo anche a dire dei "no", senza pensare che facciano male: al contrario aiutano a crescere! Manteniamo, inoltre, il nostro ruolo genitoriale senza allargarci in settori che non sono di nostra competenza, creando così una sovrapposizione di incarichi e cerchiamo di essere adulti maturi, usando sempre il buon senso in ogni circostanza. Infine, non facciamo paragoni. Ogni persona è un caso a sé, ognuno ha delle potenzialità ma anche dei limiti, quindi informarsi sulle prestazioni e sui comportamenti altrui è inutile, provoca frustrazione e invidia per noi grandi e in particolar modo abbatte l'autostima dei più piccoli. In poche parole ogni genitore deve pensare al proprio figlio e non a quello degli altri. Per questi ultimi ci sono insegnanti ed educatori. Di Anna Turletti