domenica 31 gennaio 2010

Sper…però…


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Pagare le tasse è legittimo. Chiudere i conti dello Stato in positivo è altrettanto auspicabile. Ciò che proprio non mi va giù e ad esso non mi abituerò mai è che esistano cittadini di serie A e tutti gli altri siano da considerarsi di serie B. Mi riferisco al comportamento che lo Stato adotta nei confronti dei suoi dirigenti di nomina politica. Esistono figure professionali a livello provinciale, regionale, nazionale, che hanno uno stipendio di migliaia di Euro al mese per svolgere mansioni dirigenziali ma che agiscono con un mandato temporale. In altre parole hanno bisogno di un rinnovo per continuare a rimanere in carica. Capita che, cambiando la fisionomia politica dell’Ente pubblico che ha fornito l’incarico, questi dirigenti vengano messi da parte e sostituiti con altri. Ebbene, proprio qui sta l’inghippo. Lo Stato liquida gli ormai ex-funzionari con una liquidazione cospicua perché “essi dovranno reintegrarsi nel mondo lavorativo”. Posto che chiunque abbia uno stipendio di importo superiore al 500% del cosiddetto livello di povertà non può avere problemi a trovare un impiego. Deve solo gestire saggiamente le sue finanze. Il problema è che nel privato accade che i dipendenti che vengono licenziati a malapena ricevano la liquidazione. Figuriamoci quale speranza hanno di trovare un nuovo posto di lavoro. Sono cittadini di serie B. Lo Stato sostiene di non poter intervenire in favore dei tanti neodisoccupati perché gli mancano i fondi per farlo. La colpa, si dice, è dell’evasione fiscale. Vero. Probabilmente, questo serio problema impedisce ai governi di attuare una importante politica di equilibrio e armonizzazione del reddito. Credo, tuttavia, che un cospicuo aiuto possa venire da una generale calmierazione degli stipendi dei dirigenti (pubblici e privati). Un esempio in tal senso è arrivato dal Presidente degli Stati Uniti Obama che dopo aver aiutato le aziende del suo Paese a risollevarsi dalla crisi ha criticato le stesse, colpevoli di aver deciso di ripartire dividendi e bonus ad azionisti e dirigenti. Il succo della crisi sta proprio qua. Finchè non si armonizza il capitale non si potrà uscire dal tunnel nel quale siamo entrati. Non ho sentito alcun politico (di destra, centro o sinistra) definire immorali i privilegi e gli sperperi del suo settore con lo stesso coraggio che ha avuto Obama. Nel nostro Paese gli amministratori contano ancora più dei proprietari e i piccoli interessi di bottega più del senso civico nazionale. Pagare le tasse è legittimo. Sarebbe anche giusto usare con sobrietà il denaro ricavato, almeno per rispetto di chi è meno fortunato.

lunedì 25 gennaio 2010

Cina-India contro resto del Mondo


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Cina-India contro resto del Mondo
Il Drago cinese e l’Elefante indiano sono i nuovi motori dell’economia mondiale. L’Asia, che aveva perso il Giappone quale sicuro primattore in grado di condizionare i mercati, ha acquistato due giganteschi propulsori. Quest’ultimo aggettivo non è usato a sproposito. I due colossi asiatici, in barba alle conquiste sindacali ottenute dagli operai europei e statunitensi, hanno rispolverato il concetto di proletariato, stanno conquistando enormi fette di mercato con la forza del numero dei propri cittadini, del livello inversamente proporzionale del loro salario nonché della sicurezza nel posto di lavoro. Oggi non c’è quasi alcun prodotto che non abbia almeno un componente che viene dalla Cina o dall’India. Le aziende europee e statunitense stanno spostando le proprie linee di produzione in questi due Paesi allo scopo di ridurre i costi e aumentare i profitti. Mi sta bene. Se un’azienda multinazionale qualsiasi è guidata da un ottuso manager che ha bisogno di dare trimestralmente al proprio Consiglio di Amministrazione un utile immediato senza alcuna previsione di più ampio respiro allora è giusto che le fabbriche europee e americane chiudano in favore di quelle cinesi ed indiane. Ebbene esse hanno vinto la battaglia commerciale. Occorre ammettere che è giunto il momento di alzare bandiera bianca. Noi siamo pronti ad arrenderci. Non siamo disposti a cancellare quanto di buono sono riusciti a conquistare i nostri padri ed i padri dei nostri padri. In questa sleale concorrenza vorrei che tutti noi smettessimo di lottare per le briciole di pane che stiamo con molta fatica cercando di dividerci. Non possiamo competere suicidando le nostre idee ed il nostro stesso modo di essere. Avete vinto cari manager ottusi e corrotti. Avete vinto cari cinesi, cari indiani. Noi abbiamo deciso di lasciarvi campo libero. Vorrei solamente farvi notare una cosa: se volete produrre da soli gli oggetti della società dei consumi che noi abbiamo creato perché questi ultimi non ve li comperate da voi? Quando le nostre aziende chiudono i propri stabilimenti in Europa e trasferiscono le produzioni in Cina o India portano nei vostri due paesi ingenti somme di denaro. Cioè proprio quelle che servono agli operai ed agli impiegati che si trovano a spasso, su una strada, per acquistare quello che state facendo con così tanto disprezzo per le nostre culture. Niente di personale ma non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca. Solo uno stolto può pensare che esportare senza importare, negare i diritti internazionali dei lavoratori e le più elementari forme di controllo della qualità dei prodotti, siano concetti alla base di un sistema che possa durare all’infinito e la crisi che attanaglia l’Europa ne è una decisa conferma. Perciò, e qui lo ripeto senza vergogna, tenetevi quello che avete fatto con così amorevole cura e preparatevi ad accogliere nelle vostre frontiere quel miliardo di nuovi poveri che avete saputo creare. In questo non vi siete dimostrati meglio di noi.

mercoledì 20 gennaio 2010

O.B.A.M.A. (Ogni Banca Americana Mi Adora)


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O.B.A.M.A. (Ogni Banca Americana Mi Adora)
Credevo che l’orrore in economia avesse dei limiti. Mi sbagliavo. Quando mi convinco che i nostri governanti ed economisti abbiano toccato il fondo ecco che li vedo scavare per scendere ancora più in basso. Alcuni giorni fa ho letto che il Presidente Obama si ritiene soddisfatto perché la sua politica ha convinto gli americani, considerati i cittadini più spendaccioni al mondo, a risparmiare. Questa notizia mi ha inorridito e non perché penso che il risparmio sia una cosa disdicevole. Anzi, credo che una saggia gestione delle proprie finanze sia un obiettivo alla portata di molti e da ricercare costantemente. Quello che proprio non mi va giù è che passi il concetto che la crisi attuale sia da imputare ai cittadini che non hanno risparmiato o che per uscire dalla stessa occorre rifinanziare le banche. E a farlo, naturalmente, dovranno essere i cittadini. La crisi mondiale è una crisi del sistema economico capitalista che non può reggere senza che si faccia una seria pulizia delle anomalie del mercato (monopoli, duopoli, oligopoli, posizioni dominanti, ecc.). Gli interventi dei politici che vogliono diventare Statisti di fama mondiale debbono necessariamente essere rivolti a ristabilire una competizione paritaria, concetto che si può realizzare unicamente con una riforma della Legge Antitrust. Come possiamo sperare di uscire dalla crisi creata dalle banche e dalla loro disinvolta gestione del credito aumentando i fondi a loro disposizione? Si può far comprendere a qualcuno i propri errori dandogli un premio? Sono convinto di no. Eppure, i nostri governanti stanno permettendo alle corporation di farci pagare il peso della crisi che se non sarà corretta si ripresenterà peggiore di prima. L’ultima novità in fatto di trust è l’informazione a pagamento su Internet. Pare stia passando la linea Murdock (che non mi pare abbia una modesta quota nel commercio del settore) e perciò il mercato verrà presto inondato di prodotti in grado di fornire notizie giornalistiche e ebook naturalmente a pagamento. La libertà di contenuti del web sarà uniformata al mercato dei capitali. Complimenti a chi permetterà al più ricco e potente magnate di rendere controllabile uno strumento che fino ad oggi era di tutti e a disposizione di tutti. Forse è per questo che Obama è contento di se stesso. Gli americani stanno risparmiando i soldi che domani dovranno dare a Murdock e a tutti gli altri imprenditori dell’informazione. Con buona pace delle Banche…

martedì 19 gennaio 2010

Chi sono i cani?


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Chi sono i cani?
A Baudenasca, limitatamente al nostro caso personale, sembrerebbe che non si amino i cani. Io e mia moglie abbiamo tre splendidi cani. Ogni giorno li portiamo a passeggio e regolarmente raccogliamo i bisognini da terra. Nonostante si sia fatto il nostro dovere seguendo il giusto rigore della legge ci è capitato di scontrarci con l’imbecillità di alcune persone in un modo che ritengo doveroso riferire. Quest’estate, una sera come tante altre, in uno dei nostri soliti giri con quadrupedi al guinzaglio, il mio cane ha fatto i bisognini e prima che potessimo prendere il sacchetto e raccoglierli ci siamo sentiti apostrofare da un abitante del centro della frazione pinerolese. “Perché non li fate a casa vostra”? Forse, queste erano delle parole di benvenuto ma per fortuna i cani non comprendono la nostra lingua altrimenti anche il mio Ringo avrebbe avuto certamente da ridire. Il secondo fatto increscioso è legato a questo primo episodio. Un condomino del nostro stesso caseggiato si è sfogato con noi perché il nostro cane fa i propri bisognini nella nostra porzione di cortile (regolarmente recintata) e solamente verso sera, quando io e mia moglie abbiamo terminato di lavorare, possiamo andare a pulire. “Se non siete in grado di tenere un cane è bene che ve ne liberiate”. Per sostenere questo concetto ci è stata fornita copia del regolamento di condominio. Chiunque ha un po’ di dimestichezza con il Diritto sa che nessun contratto tra privati può andare contro una Legge Nazionale. Nessun regolamento di condominio può impedire ad un proprietario di cane di tenerlo con sé purché non disturbi in modo determinante i diritti degli altri condomini. Il mio cane non abbaia e quindi non impedisce il sonno ad alcuno, inoltre, non rompe o sporca le proprietà altrui. Se il bisognino puzza (e in un cortile aperto di più di un centinaio di metri quadri voglio vedere come ciò possa dare realmente fastidio) ritengo che sia assai meno pericoloso del fumo di sigaretta che proviene (ma guarda un po’…) dal balcone di questo condomino e invade la scala comune. Abito da pochi mesi a Baudenasca e qui ho visto mucche, cani, gatti, uccelli e persino delle volpi. Quello che non sapevo era che gli animali erano altri.

La tassa sull'inquilino.


La tassa sull'inquilino.
(L'immagine è tratta da http://filcusum.files.wordpress.com/2009/05/tasse.jpg)
E’ curioso come l’incoerenza del Fisco sia recepito come assoluta normalità. Tutti conoscono la differenza tra Imposte e Tasse e come queste ultime siano pagate dai cittadini a fronte di un servizio erogato dallo Stato. Io non capisco con quale criterio possa esistere la Tassa di Registro da pagare in egual misura tra conduttore e locatore di un immobile. Il primo, per intenderci, paga l’affitto di una casa e non ha bisogno di un servizio da parte di chicchessia. Il secondo ottiene un profitto dalla cessione temporanea del possesso di un bene. La logica direbbe che dovrebbe essere il locatore a sostenere il peso del balzello. Così non è e, in barba alla legge, il più delle volte avviene che tale tassa viene interamente pagata dall’inquilino, per ricatto o per disinformazione. Gli stessi bolli da apporre al contratto di registrazione sono a carico del locatario. Anche in questo caso non se ne capisce il nesso. Come ho già detto la tassa nacse a fronte di un servizio che lo Stato fornisce ai cittadini ma nel caso della Tassa di Registro qual è? In realtà il servizio di catalogazione dei contratti immobiliari serve al Fisco per determinare con più precisione l’esistenza di introiti economici da parte di cittadini proprietari di immobili. A maggior ragione non è comprensibile:
-perché un cittadino paga una tassa per il suo controllo
-perché questa tassa dovrebbe essere pagata dall’inquilino che ha meno vantaggi di tutti. L’unica spiegazione plausibile, anche se in questo caso ci si sta arrampicando sui vetri, è che lo Stato coinvolga volutamente gli inquilini nel controllo dei proprietari di immobili. Se non ci fosse l’obbligo di registrazione per entrambe le figure giuridiche probabilmente il locatario non “sentirebbe” l’esigenza di regolarizzare la sua posizione. A maggior ragione, quindi, l’inquilino che svolgerebbe in nome e per conto dello Stato un servizio non dovrebbe pagare alcuna tassa e, anzi, dovrebbe ricevere un emolumento. Come sappiamo, invece, le cose non stanno così. In conclusione, la tassa che si paga all’Ufficio del Registro è più simile ad un’imposta indiretta (l’IVA, per intenderci) che non una vera e propria tassa, eppure, ci passa davanti agli occhi tutta l’incoerenza del Fisco e “registriamo” il fatto come assoluta normalità.

mercoledì 6 gennaio 2010

Il Fisco e la “spagnola”


Il Fisco e la “spagnola”

(Immagine tratta da http://studentiunivr.files.wordpress.com/2008/04/fisco01g-thumb1.jpg)

Può anche starmi bene che il Fisco si comporti come il braccio armato di una politica esosa ed inutilmente costosa. Quello che non posso sopportare è la continua violazione delle più normali Leggi alla base della democrazia. Una di esse, forse in assoluto la più importante, è quella che determina la parità dei cittadini davanti alla Legge. In ogni processo un reato imputato ad un soggetto va verificato e la verità appurata. Mi correggo, ciò non avviene per tutti i processi. In quelli a carattere tributario, ad esempio, è sull’imputato che grava l’onere di provare la propria innocenza. Il rapporto esistente tra giudicante e giudicato viene rovesciato. Anziché istituire un processo in cui chi accusa deve argomentare con prove la propria tesi, si assiste all’operazione inversa. Lo Stato che governa i cittadini non si pone al loro stesso livello. Di fatto, stravolge il concetto di Giustizia rendendola vuota e priva del suo naturale significato. Il sistema che adotta il Fisco nei confronti del cittadino è quello della presunzione. In parole povere è come se dicesse all’imputato “penso che tu sia colpevole. Dimostrami il contrario”. Nella storia dell’uomo un simile comportamento indegno di una civiltà progredita è stato proprio del periodo della caccia alle streghe, della Santa Inquisizione. Bisogna ritornare al Medioevo per assistere ad un simile comportamento antidemocratico. E come allora, un tale comportamento serviva a nascondere volontà di prevaricazione, autoritarismo, inefficienze. Il tempo passa, i difetti dell’uomo restano.

martedì 5 gennaio 2010

Non è un mondo per vecchi


Non è un mondo per vecchi

Immagine tratta da http://www.naglieri.com/Vecchi.jpg

La società moderna è anziana nel modo di pensare, nell’accogliere le novità e le istanze provenienti dal mondo giovanile, nell’età anagrafica e il ricambio generazionale. L’età media degli individui è aumentata e questo è stato salutato come un grosso risultato del progresso. E’ vero. L’aumento degli anni di vita e delle aspettative deve essere visto, sempre, come qualcosa di positivo. Negativo è il fatto che i giovani riescano ad entrare nel mondo del lavoro sempre più tardi. Non è nemmeno lontanamente considerabile umano l’aumento costante del numero degli anni di lavoro che occorre avere a disposizione per poter accedere alla sudata pensione. Eppure, chi dirige invecchia sempre di più. E’ assolutamente indecente vedere che a capo di aziende, banche, istituzioni pubbliche o partiti politici e cariche istituzionali vi siano individui non certo di primo pelo. E’ ora di dir basta a questi ottuagenari soloni (spesso rimpinzati di coca) che comandano la vita dei giovani. Credo sia arrivato il momento giusto per mandarli in pensione. E quando diventeranno vecchi anche loro è giusto che si aprano le porte del riposo dal mondo del lavoro. Si, perché nella storia umana gli errori delle società dei vecchi sono stati corretti da rivoluzioni fatte dai giovani. Oggi più che mai c’è bisogno di gagliarda, intraprendente e risoluta gioventù. Chissà se riuscirà a staccarsi dal fascino della playstation, a mollare le menate ed a mettersi a lottare…

venerdì 1 gennaio 2010

E se il nazismo non avesse mai perso la guerra?


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E se il nazismo non avesse mai perso la guerra?

Molti storici si sono chiesti che cosa sarebbe successo se il manipolo di pazzi che ha messo a ferro e fuoco l’Europa dalla fine degli anni ’20 per quasi un ventennio avesse stroncato la resistenza e l’assalto americano. Probabilmente, la libertà, così come la concepiamo, sarebbe violata, negata, segregata. Ogni forma di resistenza verrebbe spenta sul nascere da un rigoroso sistema di controllo delle masse che si ispira alla più alta forma di obbedienza al proprio leader. Ognuno ha fatto delle ipotesi su questo ipotetico scenario lasciando galoppare la fantasia. Questo perché la resistenza e gli americani hanno vinto la guerra. I criminali nazisti sono morti. I superstiti sono stati processati, sono fuggiti e si sono nascosti o si sono suicidati. Questo è ciò che dice la storia. Il sistema nazionalsocialista, le SS, la Gestapo, la Wermacht, il Kaiser, sono scomparsi per sempre dalla faccia della Terra. Oppure no? Chi è che è pronto a metter la mano sul fuoco che la maledetta ideologia nazista non sia penetrata in vasti strati della società capitalista ed abbia continuato a fare proseliti? Chi può giurare che le società segrete di stampo “cavalleresco”, perdonatemi la sottile ironia, non siano la naturale evoluzione degli organismi e dei sistemi operativi che ha reso drammaticamente celebri gente come Goebbels o Himmler? Come scrive Tomatis Pier-Giorgio nel suo romanzo GATELAND “la dittatura peggiore è quella invisibile”. Ha ragione. La naturale evoluzione del nazismo, credo, sta proprio qui. Avendo capito che il punto debole del Terzo Reich era la “fisicità”, la riconoscibilità, gli eredi di questi criminali hanno manipolato la società umana indirizzandola verso un sistema di controllo delle masse che è “incorporeo” (invisibile, appunto). Un soldato della Wermacht lo si poteva uccidere quando lo si vedeva, i nuovi padroni della Terra no. Non si sa chi siano ma muovono le fila di noi burattini inconsapevoli condizionando l’informazione, l’economia, la politica, le religioni, la medicina. Siamo dunque così sicuri che ci siamo sbarazzati per sempre degli eredi di Adolf Hitler?

Salvate il soldato Ryan


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Salvate il soldato Ryan
Vedere la Storia dell’uomo ripetersi fa male. Ciò che è accaduto nel recente passato, e sta purtroppo continuando nel presente, non è troppo diverso da quanto è stato scritto sul periodo coloniale delle nazioni europee. L’ultima frontiera del capitalismo puro è sempre la guerra, l’accaparramento coercitivo, forzoso, violento e vigliacco, delle materie prime per alimentare il suo sistema malato ed incapace di sopravvivere a se stesso. Infatti, l’economia, mondiale o locale che sia, che si basa sul possesso e l’accumulazione di capitale non ha bisogno di consumatori intelligenti ma di soldati. L’obiettivo della guerra è quello di ottenere materie prime e posizioni strategiche che il mercato nega, in modo del tutto naturale, a chi cerca di aggirarne le leggi. I soldati dell’economia globale finiscono col battersi per mantenere lo status quo, con gli stessi interpreti, possibilmente nelle medesime posizioni. Il progresso sociale ed evolutivo viene così accantonato e dimenticato in nome di egoismo ed interesse personale. I ricchi, pochi, comandano e dispongono dei poveri, molti. Eppure, quando la Borghesia ha soppiantato la Monarchia ha suscitato speranza. La Rivoluzione Francese era ispirata a principi umanamente ed unanimemente condivisibili: Libertà, Uguaglianza e Fraternità. In quell’epoca sono cadute teste, è stato versato molto sangue. Da allora intere generazioni hanno lottato e trasmesso idee, dottrine e convinzioni. Dove sono finiti i risultati di questa rivoluzione? Sono crollati davanti allo strapotere delle Compagnie, Corporazioni e Società Segrete. Tuttavia, il demerito più grosso è nostro. Se tacciamo, chiniamo la testa, ci nascondiamo e rinneghiamo i valori della Rivoluzione Francese stiamo vestendo, ogni giorno, un elemento in più dell’uniforme da soldato che i pochi (ricchi) hanno confezionato per noi. E possiamo star certi che l’ultima missione che ci verrà ordinato di affrontare sarà suicida. Quando la Storia si ripete sono sempre gli uomini a morire.