mercoledì 9 dicembre 2009

La mano morta sul BLOG...


La mano morta sul BLOG...
L’ultima invenzione dei nostri governanti è quella che il web plagia le menti dei giovani, ne corrompe il buon senso e la capacità di discernere la verità dalla menzogna. Un noto parlamentare ha affermato che i blog sfuggono ad ogni controllo sull’informazione e rovesciano sugli utenti un cumulo di bugie e falsità che va assolutamente fermato prima che la linfa vitale di questa società venga irrimediabilmente corrotta. A tale scopo, sempre secondo il suo pensiero, urge una riforma del settore che uniformi l’informazione e l’interpretazione dei fatti ad essa collegati. In parole povere, il governo ritiene importante togliere ad ogni cittadino la possibilità di esprimere la propria opinione e relega ai soli mezzi d’informazione classici il compito di svolgere tale funzione. Peccato che mentre oggi, con i blog, ognuno può dire la sua, domani, senza blog, solo chi possiede o dirige un giornale potrà esser certo di esprimere un pensiero pubblicamente e di trasmetterlo alla collettività. Questo tentativo di imbrigliare la creatività del “popolaccio” ricorda moltissimo quello descritto abilmente parecchi anni fa da Ray Bradbury con il romanzo “Fahreneit 451” (da cui venne tratto l’omonimo film di F. Truffaut) ed era il fondamento dell’operato di un certo Joseph Paul Goebbels, agli inizi della rivoluzione mediatica. Spero vivamente che i blog restino ciò che sono e che iniziative volte a mettere il bavaglio alla libertà di stampa o alla libera espressione o circolazione delle idee finiscano per fallire in nome del buon senso e del rispetto della Costituzione e della dignità di ogni essere umano.

martedì 8 dicembre 2009

FAMILISMO oppressionista.


FAMILISMO oppressionista.
L’Italia è un Paese di raccomandati, si sa, ma c’è un altro fenomeno che va di pari passo con questa brutta consuetudine, accavallandosi con essa e, in modo quasi distorto, completandola. Si chiama FAMILISMO. Si tratta di quella concezione sbagliata di lasciare una attività ai propri figli, occupando un posto di lavoro di generazione in generazione. Il figlio del cantante diventa cantante, quello del notaio diventa avvocato, quello del chirurgo diventa medico, quello del carabiniere diventa… carabiniere. E via discorrendo. Gli impieghi pubblici, nonostante i concorsi, sono appannaggio di figli di… In una società così non c’è ricambio. Il sistema, le idee e le forze sono sempre le stesse e ricordano la situazione ben descritta da Franz Kafka nel suo racconto “Davanti alla porta della Legge”. Ma i figli, coloro che hanno ricevuto in dono un lavoro comodo e remunerativo senza conquistarselo, sono felici? Si sentono realizzati? Ricorderanno il gesto dei genitori con assoluta devozione? Raramente accade. E la società si impoverisce. Coloro che sono stati esclusi da una leale gara hanno smesso di correre, di lottare, di credere in un sistema di società che premia sempre i soliti a discapito dei migliori. Di fatto, il familismo è un fenomeno assai simile al diritto di nascita proprio delle monarchie e il raccomandatismo altro non è che un vassallaggio mascherato. Peccato però, che siamo in democrazia e che il potere del popolo sia ancora un valore indispensabile, pur se inespresso. La società occidentale che non permette al cittadino di avere uguali diritti ha ancora enormi margini di miglioramento. Da questo assurto si comprende che la rivoluzione borghese non ha sostituito un regime totalitario con una forma di governo della collettività ma lo ha semplicemente copiato, adattato a se stessa e abilmente mascherato. Verrà il giorno, prima o poi, in cui la coscienza collettiva si identificherà con quella individuale e allora, solo allora, la società umana comincerà a fare passi da gigante. Riusciremo ad aspettare con pazienza il momento storico giusto, continuando ad essere schiavi senza catene, servi senza padroni? Staremo a vedere…

domenica 6 dicembre 2009

Raccomandatismo? No, grazie...


(Immagine tratta da http://deborahannolino.files.wordpress.com/2009/03/raccomandati.jpg)
Raccomandatismo? No, grazie...
Che cosa dovrebbe accomunare chi fa le leggi, chi fa il pane, chi guarisce le malattie, chi costruisce case, chi suona e canta davanti ad una platea gremita? Che cosa occorre per fare un ponte sicuro e resistente, un prodotto alimentare sano e gustoso, un’automobile efficiente comoda e veloce, un’operazione chirurgica che guarisca da una patologia inabilitante? Esiste un vocabolo nel dizionario della lingua italiana che accomuna chi ha un aratro trainato da buoi o raccoglie la frutta dagli alberi con le mani con i più grandi statisti e amministratori delegati di grandi aziende. La parola in questione è QUALITA’. L’ingrediente fondamentale senza il quale ogni cosa si fa più piccola è proprio questo.
Pensate se a tirare il calcio di rigore, che designerà la vittoria o la sconfitta della vostra squadra in un importante torneo internazionale, fosse una persona qualunque che non ha mai calciato un pallone in vita sua.
Pensate se il vostro capoufficio vi comunichi di aver affidato l’incarico che spettava a voi per competenza, titoli, impegno, anzianità, ad un altro che non ha alcun requisito professionale da spendere.
Pensate se una legge importante fosse promulgata sulla base di un disegno presentato da un incompetente che non ha mai conosciuto i temi che vengono trattati in quest’ambito specifico e sia votata e approvata da rappresentanti del popolo ancor meno capaci ed informati.
Pensate se un’operazione fondamentale che divide la vostra vita dalla morte non fosse condotta ed eseguita da un’equipe di medici ma da inesperti con insufficienti conoscenze teoriche e nessuna attitudine alla manualità.
Pensate se il cibo che state cucinando o servendo sulla vostra tavola fosse stato prodotto senza alcuna cura o attenzione ai normali criteri igienico-sanitari e gli alimenti risultino vistosamente alterati e/o contaminati.
Pensate a quante volte avete visto persone meno dotate svolgere un compito che toccava a qualcun altro e capirete nel medesimo istante perché l’Italia ha una marcia in meno rispetto a qualunque altro Paese del mondo. Checché ne dicano i grandi soloni dei rilievi statistici internazionali.