lunedì 10 agosto 2009

Fantasia o realtà?


Che cosa hanno in comune i ladri di biciclette di Zavattini, il cuore della Tamaro, il verismo di Verga, i cine-panettoni di De Sica? Mi capita spesso di incontrare delle persone di nazionalità italiana refrattarie alla lettura dei miei libri ed a quelli di tanti amici scrittori. Da loro ricevo una critica interessante e degna di nota. “Noi siamo per la realtà”. In questo modo mi viene detto che scrivere libri di fantascienza o ispirarsi alla letteratura fantastica, fantasy, è una scelta commercialmente inadeguata al mercato italiano. Il cinema, la letteratura nostrana, sembrerebbero improntate su di un verismo privo di qualsiasi fronzolo, di un orpello di fantasia. E’ una particolarità tutta italiana. Non è un bene. Non è un male. E’ una scelta che ci distacca dal resto dell’Europa e dal continente americano. Ancor più singolare è il fatto che questa caratteristica è in netto contrasto con la nostra più tipica e riconosciuta capacità. Perché un popolo che fa della fantasia la sua peculiarità si diverte, si rilassa, si distrae, impara e si forma con strumenti culturali che raccontano episodi di vita vissuta o perfettamente vivibile? Curioso fatto. Risposta alla domanda ignota. Dal canto mio continuerò a scrivere libri di avventure, elaborerò metafore, mi ispirerò alla letteratura fantastica di stampo americano. Chi acquisterà un mio romanzo avrà per le mani due chiavi di lettura. La prima è la superficie della metafora. In essa il lettore scoprirà una storia fatta di avventura, di azione mozzafiato, di suspence, di mistero. La seconda, la più profonda e ricca di significati, si trova tra le righe e presuppone uno sforzo intellettivo. In effetti, leggere un mio romanzo è un po’ come fare le parole crociate e al contempo essere immersi in una riflessione su di un tema sociale e contemporaneo di vitale importanza. Chi ricerca il puro divertimento può giocare e divertirsi con quello che legge. Chi ricerca qualcosa di più ed ha voglia di osare può interpretare la metafora e riflettere sul suo contenuto. I miei libri, i miei romanzi, le mie storie, si rivolgono agli italiani più esigenti, a quelli che non si accontentano. Mai. A loro auguro una buona lettura. Ed anche a tutti gli altri.

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