venerdì 26 giugno 2009

Basta confondersi col capitalismo...


Recentemente, ho avuto modo di discutere con amici su temi quali capitalismo e liberismo. Mi sono accorto, anche in funzione di quest’ultimo riscontro, che esiste ancora molta confusione su questi due importanti concetti. Affermare che si trattino della medesima cosa è come voler sostenere che tra monarchia e democrazia non vi è alcuna sostanziale differenza. Il capitalismo pone il denaro al centro del cuore di ogni regola. Il liberismo, invece, mette il commercio in tale posizione. Un capitalista non ricerca la competizione, la nega, la sovrasta, la uccide. In parole povere, si potrebbe dire, che gli piace vincere facile e il suo obiettivo è quello di mantenere uno status quo in cui operano delle vere e proprie caste. Inutile sottolinearlo, la sua è l'unica che non può fare avvicendamenti. Non ama i vincoli e le Leggi ma se ne rifugia allo scopo di condannare ogni forma di resistenza al sistema. Con la scusa dell’ordine, della disciplina, della riforma e della normativa, ricerca una posizione di netto vantaggio nei confronti dei suoi avversari perché non gli basta vincere. Gli altri devono perdere. Tutti. Un liberista comprende che la meritocrazia migliora le prestazioni ed il prodotto finale è l'emblema di questo spirito competitivo. Considerando il commercio al di sopra del profitto pensa che il mercato, a suo modo di vedere, sia l'unica cosa è in grado di garantirgli uno status quo di successo. Il suo segreto sta tutto qui. Il profitto sembra detestare il caos ma va a braccetto con l'entropia, il commercio, invece, ama la libera iniziativa e cammina fianco a fianco con l'evoluzione.

mercoledì 24 giugno 2009

Un regalo...per LEI.


LEI
Era il giorno del suo compleanno e LUI non riusciva ancora a trovare qualcosa di importante da regalarle per farle capire quanto tenesse alla sua persona. Che cosa si può donare a qualcuno che ha già tutto? Soleva ripetere. E più ci pensava più sembrava che la soluzione al suo dilemma se la svignasse, allontanandosi affannosamente da LUI. Scorrevano i minuti, le ore. Il rintocco della mezzanotte si avvicinava inesorabile. LUI stava correndo il rischio di farsi trovare da LEI con le mani e le tasche vuote. Che cosa poteva trovare che gli occhi di LEI non avessero ancora contemplato o le sue mani già amorevolmente accarezzato? Camminò su e giù per le stanze di quella casa che mai come quel giorno gli era sembrata più fosca e inadeguata. I suoi passi erano stati così tanti e intensi che quasi crearono dei solchi sul pavimento. Era il segno che l’autocommiserazione e la rabbia erano forti. Per caso, soprappensiero, il suo sguardo andò a posarsi sopra una finestrella della casa che, distrattamente, aveva lasciata aperta. Non appena avrò risolto questo problema la chiuderò. Pensò.
E mentre stava meditando sul da farsi i suoi occhi furono attirati da una cosa di cui si era dimenticato e che si trovava proprio li, fuori della finestra. Smise di camminare. Si fermò. Si avvicinò alla piccola finestrella di mogano e guardò fuori, nel buio della notte. La Luna luminosa e rotonda si stagliava alta nel cielo. Che stupido che sono stato, disse urlando. Se solo avesse provato prima a pensare lucidamente, senza farsi prendere dall'affanno, avrebbe già capito che la soluzione si trovava proprio li, davanti ai suoi occhi. La Luna. Ma certo. Nessuno le aveva ancora fatto un regalo così. Decise che avrebbe preso la Luna e gliela avrebbe donata quella sera stessa. Scese per le scale fin giù in garage. Aprì la porta basculante, accese la luce elettrica, diede una rapida occhiata e nel disordine con cui accumulava oggetti di varia natura ed utilità vide ciò che stava cercando. Afferrò una grossa e lunga corda e fece ritorno con spirito fiero e trionfante nel suo appartamento. Uscì sul balcone, fece un grosso cappio e lanciò il lasso più in alto che poté. Afferrò la Luna al primo tentativo ed incominciò a tirare. Tirò più forte che poteva, aggrappandosi alla ringhiera del balcone. La sua eccitazione fu incontenibile quando la vide spostarsi verso di LUI. La luminosa palla dei cieli notturni sembrava aver capitolato e, seppur lentamente, si avvicinava a quel balcone. Soltanto per un po'. Poi, nonostante che LUI raddoppiasse gli sforzi sentì che la Luna faceva nuovamente resistenza ed addirittura si opponeva ai suoi propositi, andando in un’altra direzione.
Lo sconforto si stava impadronendo di LUI. Le forze cominciarono a venir meno e nella stanchezza che stava vincendo ogni sua velleità provò a lanciare uno sguardo verso la luce della Luna e solo in quel momento si accorse di un fatto tanto strano quanto singolare. Un altro lasso era stato lanciato in direzione della Luna e qualche sconosciuto stava cercando di tirarla Luna verso di sé. S’infuriò e legò la fune al davanzale della ringhiera di ferro. Quindi, vi salì sopra e in piedi, in condizione di precario equilibrio, cercò di tirare ancora la Luna dalla sua parte. Lo sconosciuto sembrò fare altrettanto. LUI osservò meglio la palla luminosa alta nel cielo buio della notte e vide che altri lassos venivano lanciati da ogni direzione, unendosi nell’afferrare e tirare il "suo" regalo di compleanno. Smettete, vi prego. Disse. Non vedete che sto cercando di regalare la Luna ad una persona che ha già tutto? Come fate a non capire? Urlò con quanto fiato aveva in gola. Dall'altra parte udì urla e strepiti simili ai suoi. Tirò verso di sé la Luna fino a quando non cadde in terra, semisvenuto. Restò così per una decina di minuti, dolorante, folle di rabbia, impotente, sfinito per la fatica. Quasi in lacrime, vide la Luna ancora alta nel cielo esattamente dove era sempre stata. LUI non era riuscito a prenderla ma nemmeno gli altri sconosciuti avevano raggiunto quell'ambizioso obiettivo. Non si sentiva affatto felice per questo pensiero. Sapere che anche altri avevano desistito non lo aiutava certo a risolvere il suo problema. Si trovava ancora punto e a capo.
Che cosa poteva trovare a quell'ora della notte di così grande che LEI non aveva ancora avuto in dono da nessuno? Si sentiva uno stupido. Un fallito. Voleva urlare il suo dolore ma i polmoni ed il costato, provati dalla fatica precedente, non sembravano in grado di assicurargli questa possibilità. Si rialzò in piedi. Montò sopra il corrimano della ringhiera di ferro del balcone. Guardò in basso. Pensò che bastava un attimo. Avrebbe dovuto solamente lasciarsi andare e sarebbe finito tutto. Il destino degli sconfitti era sempre stato quello. Ai vincitori gli altari, ai perdenti la polvere. Socchiuse un poco gli occhi e pensò. E' solo un attimo. Questione di qualche secondo e poi tutto finirà.
Per caso, mentre pensava a queste parole, il suo sguardo incrociò una stella cometa. Trattenne il fiato e fece per buttarsi quando realizzò. Un momento, pensò. C'è ancora qualcosa che posso regalarle. Una stella. Ma certo. Quello sarebbe stato senz'altro un regalo che avrebbe potuto apprezzare. Senza pensarci un istante di più, flettendo i quadricipiti quasi fino allo spasimo, si lanciò verso l'alto ed afferrò la stella cometa. La prese per la coda e, per nulla scossa dal peso del nuovo arrivato, il corpo celeste lo trasportò lungo tutto il suo percorso. LUI si sentì felice. Aveva finalmente trovato un regalo che poteva essere degno agli occhi di LEI. Eppure, c’era ancora qualcosa che sembrava non andare per il verso giusto. LUI aveva afferrato la cometa ma era il corpo celeste che lo stava portando via dalla Terra. Lontano da LEI. Smetti di allontanarti. Disse fremente di paura e schiumante di rabbia. Devi andare dall'altra parte. Aggiunse. Ma la Cometa continuò la sua corsa, allontanandosi dal pianeta e da LEI. LUI comprese che avrebbe dovuto mollare la presa o sarebbe stato portato lontano da casa. Lontano da LEI. Non poteva permettere tutto ciò. Mollò la presa. Lasciò che le sue mani scivolassero lungo la coda della Cometa. Ricadde verso la Terra. Atterrò sul letto di un lago. Un tonfo sordo si udì nella notte buia. Uno scrosciare di acqua risuonò tra le pareti rocciose, culla di quel lago. LUI ritornò a galla e nuotò mestamente verso la riva. Sfinito si distese sull’erba e guardando il cielo trapunto di stelle non smise di pensare. Ho fallito di nuovo. Sono bagnato fradicio. Le mie membra sono stanche ed il mio spirito sfiduciato. Non ho ancora trovato il regalo per il suo compleanno.
Che cosa poteva portare quel povero sventurato al cospetto di LEI? Cosa? Si maledì cento, mille volte. Ed ancora cento e mille volte. E continuò a torturarsi con ferocia mentre i rintocchi della mezzanotte si facevano sempre più vicini. Occorreva una magia. Un miracolo. Qualcosa di più prezioso di tutto l'oro del mondo. Di più importante della Luna e di più bello di una stella Cometa. Ma cosa c'era sulla Terra che potesse valere così tanto, si domandò. Si rialzò e sommessamente ritornò verso casa. Passò vicino alla casa di LEI e per la vergogna non osò alzare lo sguardo. Aveva fallito clamorosamente. Ancora una volta. LEI sarebbe stata delusa. Non lo avrebbe più voluto vedere. Una creatura così bella non avrebbe potuto sopportare la vicinanza di un simile sciocco perdente. LUI affrettò il passo, quasi a voler fuggire dal suo destino. Ma sapeva che non vi era distanza sufficiente per nascondere la sua inettitudine. Aveva mancato. Nel giorno più importante. Mentre stava per salire le scale per far ritorno a casa propria e nascondersi sotto le coperte, quasi fosse un bambino, il suo sguardo incrociò una vetrata e si fermò. Rifletté alcuni istanti. Qual è il regalo più grande del mondo? Quale cosa non ha prezzo o eguali? La Luna? Non è unica nel cosmo e invero non è nemmeno il più bello tra gli astri del cielo. E nemmeno la Cometa può dirsi ineguagliabile e di inestimabile valore. Si. Aveva finalmente trovato ciò che cercava. Che stupido che era stato. Si ricompose e ripercorse a ritroso i suoi passi. Alzò fieramente la testa. Il suo sguardo si fece più vivo ed intenso. Allo scoccare della mezzanotte si presentò da LEI e le fece dono della cosa più preziosa e vera che possedeva. Più bello della Luna. Più intenso di una stella. LEI lo guardò mentre LUI sorrideva e capì. Uno sguardo d'intesa e le disse. E' il più bel regalo che tu potessi farmi. Il suo sorriso era proprio ciò che le mancava. Una caratteristica che nessuno, tranne LUI, sapeva donarle con così intensa emozione. E fu il compleanno più bello della loro vita.
FINE

mercoledì 17 giugno 2009

POSTREMO VATE-FABRIZIO LEGGER/Palpiti d'eros


Palpiti d’eros è un libro che può essere letto come una raccolta di liriche, in cui ogni testo inizia e finisce per incominciare con uno nuovo a quello successivo, oppure come una sorta di poema, i cui testi non sono altro che i tanti canti che lo compongono...

mercoledì 10 giugno 2009


Il gorgo dell’abisso (poesia che dà il titolo al libro) è tragicamente inquietante e, allo stesso tempo, esaltante ed avvincente nell’esasperare la massima potenza del vivere: Anche il Male deve avere una fine, declama il Poeta, aprendo un varco alla speranza dell’esaltazione della vita.
Non è facile, ai giorni nostri, trovare uno scrigno di sensazioni elevate, forti, angosciose, auliche e ricche di immagini ben calibrate ed esaltanti, congegnate abilmente con un linguaggio ricco, elegante, romantico e raro nell’abilità di creare emozioni, come quello offertoci in questo libro da Postremo Vate. Un’atmosfera pseudo-bukovwskiana, un po’ alla Verlaine ma, allo stesso tempo, anche alfieriana, si snoda tra le strofe del “nostro” Vate, portandoci repentinamente dall’abisso profondo dello sconcerto delle paure umane, alle alte sensazioni di un grido di speranza che apre spiragli di luce in un mondo avvolto dalle tenebre.

giovedì 4 giugno 2009

Belli e brutti di fronte alla Legge.


La Legge è uguale per tutti? Credo proprio di no. Questa mia assoluta convinzione nasce da fatti oggettivi e dalla certezza che non tutti i cittadini sono uguali di fronte alla Legge. Si. Avete proprio capito bene. I cittadini che si presentano davanti alla porta della Legge non sono uguali ed è perciò assurdo, nonché eccessivamente romantico, pensare che vi possa essere una Giustizia equa. Voglio porre alla vostra attenzione un caso eclatante di come l'eccezione mortifica la regola. Di fronte ad un debito maturato, un contratto oneroso da rispettare, la Legge si comporta in modo differente in quanto riconosce nei cittadini due diversi tipi di soggetti del Diritto: la persona fisica e quella giuridica. Quest'ultima ha la possibilità reale di scomparire, di "morire", con il fallimento ad esempio, e in questo modo le vengono condonati i frutti negativi del suo operato. Essi vengono accollati ad altri, senza che gli eredi dei soci o degli amministratori siano tenuti a rispettare gli oneri di qualunque accordo contratto in precedenza o debiti maturati. La persona fisica, ahilui, non può giovarsi di tale Diritto e di fatto "non può morire". I suoi legittimi eredi sono tenuti a rispondere degli impegni presi, dei contratti non rispettati, ecc. Due pesi, due misure. La Legge salvaguarda taluni cittadini a discapito di altri. La disuguaglianza non è sinonimo di equità. Si deduce che la Giustizia poggia le proprie gambe su un pavimento che non è in piano e le capita...di scivolare per terra.