mercoledì 18 marzo 2009


L’attuale crisi mondiale è una crisi del mercato. Gli economisti concordano nel definirla peggiore di quella del ’29. Allora fu il Presidente americano Roosvelt con il suo “New Deal” a definire gli strumenti per uscirne fuori. Sostanzialmente, il suo metodo si concentrava su due punti irrinunciabili:l’uomo e l’economia. Attraverso la Televisione, la Radio, i Comizi, egli parlò alla Nazione mediante l’utilizzo di quelle che vennero chiamate “chiacchierate al caminetto”. Rassicurò gli americani sullo stato dell’Unione e spiegò come ed in quali tempi si sarebbe potuti uscire dalla crisi. Naturalmente, conquistò il consenso generale con l’esempio e non ebbe mai a sostenere una tesi che non fosse pronto a difendere con fatti concreti. I suoi pensieri e le sue azioni si muovevano sugli stessi binari e la popolazione ebbe la percezione che il Presidente era la persona giusta al posto giusto. Gli americani si tirarono su le maniche ancora di più e legittimarono il Comandante della nave a guidare l’equipaggio fuori dalla tempesta. Lui li ripagò riuscendo in tale impresa.
La seconda importante condizione necessaria affinché il suo metodo raggiungesse i risultati sperati era concentrare l’attenzione sull’economia di mercato e scoprire che cosa aveva fatto “saltare il banco”. Con grande intuizione comprese che ciò che aveva portato alla crisi del ’29 era l’assoluta mancanza di limiti. Per la prima volta, dopo anni di smodato dominio dell’economia sulla politica, vi fu una importante inversione di rotta. Il Presidente si adoperò per un aumento della spesa pubblica e la costruzione di grandi infrastrutture. Questo diede fiato all’economia. Tuttavia, il Presidente non si fermò. Roosevelt comprese che l’equazione “mercato” era la migliore che l’uomo avesse mai saputo mettere a capo di una civiltà. Tuttavia, non era perfetta. Lo diventava se si aggiungeva il valore Pi-greco di 3,14. Come per i matematici, anche nell’equazione di mercato occorreva inserire questo concetto. E quale era il Pi-greco dell’equazione di mercato? L’Antitrust. Roosevelt capì che questa era la fondamentale differenza tra Capitalismo e Liberismo (anche se in origine si fa riferimento allo Sherman Antitrust Act leggi emanate già nel 1890 ma concretamente applicate solo a partire dal 1911). Nel primo caso, l’economia è in mano a chi è più forte e cioè ha più mezzi monetari e nega la libera concorrenza esercitando abusi da posizione dominante. Il mercato sopravvive (male) fino a quando chi detiene il potere economico non è più in grado di aumentare i propri volumi di affari. Allora, il sistema lo espellerà dilapidando intere fortune. Più grande è il soggetto economico che soggioga il mercato, più grande è la crisi che consegue alla sua fine. Il Liberismo che mette l’Antitrust quale valore di Pi-greco non permette a dei soggetti economici di avere il controllo sulle televisioni via cavo, sui sistemi informatici per i personal computer, sull’energia, sulle banche.
Il nuovo sistema di attenzione che bisogna imporre politicamente sull’economia di mercato deve far tornare il “cliente”, l’acquirente, l’uomo, al centro del “contratto”. Occorre ristabilire parità di diritti tra i ruoli, quelli del venditore e dell’acquirente. Porre un drastico arresto alla commercializzazione di prodotti che non soddisfano il cliente perché non hanno le caratteristiche promesse o addirittura non nascono da esigenze degli stessi. Alcuni programmi televisivi mostrano serie interminabili di tranelli (per non dire truffe vere e proprie) architettati dalle aziende produttrici. Altri inganni rimangono sepolti nell’insoddisfazione popolare senza trovare la giusta eco. Voglio fare l’esempio di alcune stampanti del costo di poche decine di Euro. Ebbene, il cliente scopre dopo l’acquisto che esse funzionano solo con cartucce di ricambio originali le quali si possono acquistare per una cifra di poco inferiore a quella della stampante. In questo caso, il cliente non ha bisogno di entrare in un circolo vizioso di consumo forzato e dispendioso ma solamente quello di stampare. Anziché venire incontro a questa esigenza il produttore la opprime per avere quei soldi “sporchi, maledetti e subito”. No. Mi oppongo. Se si vuole uscire da questa crisi occorre riconsiderare il vecchio motto “il cliente ha sempre ragione” e cercare di stabilire un sistema di “concorrenza perfetta”, oggi macchiato da monopoli, duopoli, oligopoli e non ultima dalla corruzione.

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