lunedì 26 gennaio 2009


Todos Caballeros

Pur di vincere le elezioni erano disposti a tutto... anche a perdere. Aldo Boaglio era un donnaiolo, Giovanni Stortis un imprenditore, Giacomo Peretti un agricoltore. Tutti e tre concorrevano per la carica di Senatore della Repubblica a Pinerolo. La loro precedente amicizia era stata sostituita da una insana e feroce rivalità. Pur di vincere, ognuno di loro, non esitava ad usare qualunque mezzo. Un Vanette della nettezza urbana... ad esempio.

1 commento:

  1. CAPITOLO 11

    Aldo arrivò puntuale alle dieci della mattina, presso la sede del Comitato in piazza Cavour. Alle diciassette e trenta avrebbe dovuto tenere un comizio in Piazza Fontana. Fece una breve visita presso i locali della sezione socialdemocratica Pablo Neruda in Via Montegrappa, e si recò al ristorante Larumba per consumare il pasto. Qui venne preso di mira da un complice di Giovanni.
    Allora, cosa posso ordinare per i signori? Domandò il ristoratore, un giovane sulla trentina, bassino e con una barba incolta.
    Stiamo scegliendo dal menù. Risposero, più o meno all'unisono, un paio di membri del comitato elettorale di Aldo.
    I signori preferiscono scegliere piatto per piatto o preferiscono fidarsi della casa? Il menù Larumba costa solo Euro trentacinque e dà diritto a ben quindici portate. Disse e l'esca venne gettata.
    L'attenzione di Aldo si calamitò immediatamente verso di lui e lo guardò dritto dritto negli occhi.
    E quali sono queste portate? Domandò senza il reale bisogno di sentirsi dare una risposta particolare.
    Una lieta sorpresa. Quindici piatti di abbondanti proporzioni con pietanze prelibate. Il ristoratore calcò volutamente il tono della voce ed a tutti gli invitati cominciò a venire l'acquolina in bocca.
    Ci ha convinto. Siamo tutti d'accordo? Chiese perentoriamente Aldo e dopo una fugace occhiata a tutti i commensali ordinò.Sei menù della casa.
    Perfetto. Rimarrete a bocca aperta. Disse il ristoratore sapendo bene che non avrebbe avuto torto.
    Tornò in cucinae dopo una decina di minuti cominciarono ad arrivare piatti e portate con alimenti… aerofagi. Fagioli, fave, lenticchie, ceci, (da soli o in zuppe tradizionali), cipolle, cavoli, cavoletti di Bruxelles, cime di rapa, melanzane, carote, lupini, minestroni e passati di verdura, maionese e salse a base di maionese, mollica di pane, pasta, brodi di carne o fatti con dadi ed estratti di carne, formaggi fermentati o piccanti, pepe, fritture in genere, cibi troppo freddi alternati a troppo caldi, cibi molto grassi, ma anche piatti speziati alla messicana, nonché frappé, panna montata, cacao, cioccolato al latte, cioccolato fondente, cioccolato in tazza, frullati di frutta (con o senza latte), zabaione, pasticceria fresca e secca, zucchero, dolcificanti artificiali, marmellate, vino rosso, alcolici, bibite gassate, aperitivi, liquidi in grande quantitativo. Dopo la grande abbuffata, usciti dal locale, i commensali cominciarono ad avvertire i primi fastidiosissimi disturbi. Anche Aldo. Soprattutto Aldo. Per non correre rischi, il ristoratore gli aveva miscelato nel cibo ventiquattro pastiglie di un medicinale che serviva a liberare il colon irritabile da ogni pressione di origine gassosa: il Kolon Gaz nel formato Plus (quello per casi difficili). Aldo salì sul palco come se fosse stato ingessato dalla testa ai piedi. La sua mascella si irrigidì. I denti si serrarono gli uni contro gli altri. Qualche complice di Giacomo, per migliorare l’opera, gli diede delle pacche sulle spalle. Proprio come si fa con i neonati quando gli si vuol far fare un ruttino. Per Aldo si trattava di rischiare di aprire una falla di mille metri di larghezza e ottantacinque in altezza sulla grande diga delle Tre Gole, in Cina, sullo Yangtze, il grande Fiume Azzurro. La diga più grande del mondo. I suoi collaboratori, all’oscuro delle sue condizioni fisiche lo spinsero sul palco allestito per l’occasione. Uno di loro lo avvicinò al microfono.
    Non è importante che tu parli al microfono. Te ne sto puntando contro un altro, omnidirezionale. Dovunque ti sposterai saremo in grado di ascoltare la tua voce. Con la tecnologia che abbiamo allestito faremo ascoltare a tutti i pinerolesi persino il battito di ali di una mosca, se si troverà sul palco vicino a te. Spiegò l’uomo. Dai ora tocca a te. Forza. Stendili tutti.
    La folla applaudì per quasi un minuto. Poi, com’è prassi, attese con trepidazione il discorso del Leader.
    Niente. Non un suono giunse alla folla pinerolese. Credendo in un blocco dovuto al panico, il collaboratore che si trovava più vicino a lui, lo raggiunse, gli diede una bella pacca sulla spalla, prese il microfono ed incitò la folla.
    Amici pinerolesi, siete così tanti che avete lasciato il futuro Senatore senza parole. Facciamogli sentire tutto il calore della nostra città. Urlò alla folla. Poi, si rivolse verso Aldo con un sorriso e tornò al suo posto.
    La folla tornò ad applaudire per oltre un minuto. Dopodichè attese le parole rivelatrici del proprio candidato.
    Un suono, dapprima appena percettibile, poi via via sempre più chiaro, cominciò ad udirsi tra le prime file di intervenuti. Pensando che si trattasse di una trovata musicale a sorpresa, il tecnico del suono alzò il volume dell’amplificatore al massimo livello.
    Che cos’è? Domandò una donna tra la folla.
    Sembra un fischio… Gli fece eco un giovane.
    Sì. Si tratta proprio di un fischio. Confermò un altro.
    E’ il nuovo inno del Partito. Esclamò uno dei più esagitati.
    Sì. Fischiamolo tutti insieme. Disse la donna.
    Con le orecchie puntate verso le casse disposte sotto il palco, la folla cercava di udire il motivo per poterlo fischiettare orgogliosamente insieme a tutti gli altri simpatizzanti. Il suono, però, se da un lato sembrava che andasse verso un crescendo, dall’altro pareva proprio che non avesse una melodia vera e propria. Anzi, più che un giro di note si trattava di una sola. Continua. Crescente.
    Ma che succede? Domandò la donna.
    Sembra che il fischio diventi più forte… Disse un uomo.
    Non è un fischio… Esclamò un terzo mentre il suono stava diventando sempre più assordante e si era trasformato in una miscela esplosiva di bassi ed acuti tanto che le vibrazioni prodotte dalle casse fecero tremare il suolo e frantumarono qualunque vetro si trovasse nel raggio di un centinaio di metri.
    E’ il terremoto. Urlò la donna.
    E fu un parapiglia. La folla si disperse in mille e più rivoli. La gente impaurita scappò verso le strade adiacenti e si rischiò seriamente che qualcuno potesse essere investito dalle automobili di passaggio. Quell’orribile suono che aveva causato tutto quello sconquasso durò per altri trecento lunghissimi secondi. Poi, così come inspiegabilmente era comparso, sparì. Smise di infastidire le orecchie dei pinerolesi. A quel punto, e solo a quel punto, tutti si ricordarono di Aldo, il quale era rimasto rigido, impietrito, in piedi sul palco. Non aveva mosso un muscolo. Il marasma generale lo aveva lasciato indifferente. Come colti da una visione apocalittica, i suoi fedelissimi interpretarono quel fatto come un’ulteriore dimostrazione del grande sangue freddo di Aldo e tornarono a gremire la piazza.
    Aldo. Parlaci. Dicci Qualcosa. Disse un ragazzo.
    Sì. Tu che non hai avuto paura di nulla. Esclamò una donna.
    Parlaci. Urlarono all’unisono un gruppo di ammiratrici proprio sotto il palco.
    Aldo, il quale sino ad allora era rimasto pressoché immobile, si avvicinò al microfono. Lo prese saldamente con la mano destra. Un suo collaboratore gli arrivò alle spalle e gli diede una pacca. La falla si allargò. La diga si frantumò e fu travolta dalla potenza dell’acqua. Un rutto bestiale, come non si era mai udito dalla notte dei tempi, fuoriuscì dalla sua bocca. I pinerolesi ascoltarono un suono simile a quello prodotto da una mandria di bisonti al galoppo. Non appena ebbe finito, Aldo sembrò come rinato e con grande serenità parlò ai suoi elettori.
    Sto bene. Ora sto proprio bene. Esclamò.

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