martedì 26 gennaio 2016

Chi ha una collottola forte?

Il testo di legge denominato Cirinnà, dal nome della sua prima firmataria, ma più volgarmente conosciuto come quello che dovrebbe introdurre nuove regole e riordinare le Unioni Civili non ha una matrice governativa perché il Partito Democratico ha lasciato sin dall'inizio libertà di voto e di espressione a tutti i suoi “onorevoli”. Questo significa che si sono formate delle maggioranze e delle opposizioni trasversali nuove che prescindono dall'appartenenza a questa o quella formazione parlamentare. Per quanto riguarda il metodo, e indipendentemente dall'esito del dibattito, vorremmo vedere quasi sempre situazioni di questo genere, nelle quali le due Camere (o dovremmo dire solo una) agiscono in piena libertà di coscienza democratica e non come reparti di perfetti soldatini che obbediscono ciecamente ed indefessamente agli ordini che sono stati impartiti dagli “uomini forti” di turno al Governo. Nel merito, tuttavia, un piccolo sospetto che tale discussione abbia una forte motivazione politica rimane. Ad esempio, a pochi mesi dalle elezioni, si può pensare che il senso di questa calendarizzazione della proposta di Legge sia un modo, tutto renziano, di tirare per la collottola la Chiesa e lanciarle un sibillino messaggio su quello che potrebbe accadere se il Presidente del Consiglio e il Governo non ottenessero un aiuto appropriato (voti) e non superassero brillantemente le prossime dure battaglie elettorali. Dopotutto, a furia di avercelo ripetuto in ogni occasione anche noi ci siamo convinti di essere diventati dei gufi, i quali oltre che portar sfortuna pensano anche male e qualcuno diceva che a farlo si commette peccato ma quasi sempre ci si azzecca...

martedì 13 ottobre 2015

Non è un paese per autori

Da qualche anno a questa parte, la quarta domenica del mese, a Pinerolo si organizza il mercato della carta antica, moderna e del vinile (in origine era partita come del libro, fumetto e vinile). L'intento, credo, sia quello di aumentare l'offerta ai cittadini di questo prezioso strumento di formazione (come se non bastasse la Biblioteca Civica che è tra le più rinomate e fornita del territorio) oppure, banalmente, solo per far cassa. Potrebbe anch'essere così se ad allestire il classico banchetto è un operatore del settore (libraio, autore, editore). Dopotutto, le due più grandi manifestazioni torinesi del libro (la Fiera e Portici di Carta) sono dedicate proprio unicamente a loro. Nel caso di Pinerolo, invece, la maggior parte di coloro che utilizzano questa Fiera delle occasioni mancate sono hobbisti (e come tali, non avendo partita IVA, non dovrebbero essere autorizzati alla vendita di niente ma solo allo scambio), Associazioni di Volontariato (non necessariamente culturali), Mercatini dell'Usato. Tutti, non operando specificamente nel settore, mettono in mostra libri, fumetti e vinili che sono regolarmente "svenduti" e non venduti, in barba a quelli che sono i prezziari risultanti dai cataloghi nazionali (che sono alla base della definizione del prezzo per i prodotti in questione). Se, invece,contrariamente a quanto da me affermato, l'obiettivo della Fiera è quello di fornire ossigeno e sostentamento alle casse dell'associazionismo (falcidiate anch'esse dalla Crisi) allora non si comprende perché non si realizza un mercato dedicato SOLO al Volontariato e nel quale sia possibile vendere di tutto (e non solo i prodotti summenzionati). In funzione di ciò, il settore librario, autoriale ed editoriale vedrebbe incrementare le proprie vendite. E sarebbe cosa buona (è il più penalizzato dalla Crisi). E' assurdo, crudele ed irresponsabile obiettare che il prezzo di un libro nuovo è caro se rapportato a quanto si spende patologicamente per uno o più cartoncini Gratta & Vinci che oltre a deludere la maggior parte dei suoi fedelissimi acquirenti (se uno vince è perché tanti perdono) intacca i patrimoni e la salute dei cittadini senza essere in grado di formarli culturalmente. Del resto, un paese che apre gratuitamente Musei e Biblioteche e fa pagare le percorrenze autostradali può realisticamente ed orgogliosamente affermare che "la cultura non paga" In questo modo, sicuramente no...

mercoledì 15 aprile 2015

Corto è meglio

La politica più corrotta e corruttibile dell'Europa si interroga su quali siano dei limiti da porre in essere per fermare questo dilagante vezzo italico. Una delle misure considerate più trasparenti e che dovrebbe porre al riparo da spiacevoli scandali giudiziari è quella dei meccanismi dell'appalto pubblico. E' convinzione comune che sia un bene che a partecipare alle gare siano più soggetti privati, raggiungendo così il risultato della competizione perfetta (che in politica è una chimera quasi quanto la “piena occupazione” lo è per il Ministero del Lavoro). Il sistema, però, trova delle scappatoie, alcune delle quali anche ragionevoli. Una di queste è il limite economico oltre il quale si deve per forza di cose andare a gara. Facciamo un esempio, se un Assessore ai Lavori Pubblici di un Comune si ritrova con il problema di dover effettuare un'opera essenziale in tempi brevi può farlo senza indire una trattativa pubblica se il lavoro in questione non supera un delimitato importo (in genere sono le Leggi Nazionali integrate con i Regolamenti comunali a determinarlo). Molto spesso, questi limiti sono stati scavalcati frazionando i lavori da eseguire. Anziché realizzare un'opera di importo significativo la si fraziona in più parti di valore economico nettamente inferiore. In questo modo, non superando i limiti di Legge, non si ha l'obbligo di indire una gara. Questo non è sempre una cosa sbagliata ma è comunque una scappatoia “legale” alla rigidità di certe normative. Ciò che mi preme contestare, specialmente per quanto riguarda le Amministrazioni di comuni medio-piccoli, è che in nome della trasparenza si privilegia la filiera lunga in nome di un presunto risparmio economico. Mi spiego meglio: negli appalti pubblici vince chi si propone di effettuare il lavoro al minor prezzo. Evitando di affrontare il tema della qualità del servizio, della sicurezza del lavoro, ecc. e della certificazione Anti Mafia, vorrei fare riflettere sulla ricaduta della spesa (qualunque essa sia) sulle casse dell'Ente erogante. Con la filiera lunga i soldi spesi escono effettivamente dalle casse pubbliche per non farvi più ritorno. Con la filiera corta l'opera pubblica sarebbe caratterizzata da un numero limitato e circoscritto di passaggi produttivi, l'azienda avrebbe sede in loco e dipendenti che sono anche cittadini dello stesso Comune. In questo modo, l'importo della spesa sarebbe quasi interamente recuperato dall'Ente appaltante, anche se nominalmente il servizio poteva sembrare più caro.

martedì 7 aprile 2015

Dies Iran/A nuclear mind

I sostenitori dell'utilizzo dell'energia nucleare sbandierano, quasi fosse l'unico possibile vanto, il minor prezzo dell'elettricità prodotta rispetto a quella ottenuta con altri tipi di centrali (a gas, carbone, petroli). Paradossalmente, la critica diventa più forte quando la discussione si sposta su quanto viene erogato da impianti eolici o solari. Eppure, la “questione nucleare” è di una imbarazzante semplicità. Il prezzo all'utente finale dell'elettricità prodotta non tiene conto dei costi di costruzione di una centrale (tra i 5 e i 10 miliardi di euro), di quelli legati alla sua dismissione (può durare anche qualche migliaio di anni, a tutt'oggi sono incalcolabili), i costi occulti durante il suo funzionamento (dovuti al trasporto, alla protezione ed allo stoccaggio fuori sede delle scorie che è maggiore rispetto a quello di costruzione). Il business in perdita non viene fatto da ditte private ma dagli Stati che hanno deciso di utilizzare questa forma di produzione di energia, senza contare quello secondario e (spesso) di natura politica ed espansionista legata ad utilizzi militari. I rischi che vengono calcolati (sulla carta) sono quelli legati ad incidenti interni (malfunzionamento interno come a Chernobyl) ed esterni (eventi naturali come a Fukushima o veri e propri attentati terroristici). La Storia mostra come la scelta nucleare sia andata di pari passo con quella di un rafforzamento militare in quanto i due settori (la produzione energetica e la Difesa) finiscono per intrecciare un rapporto particolarmente simbiotico. L'accordo quadro sul programma atomico iraniano avallato da Cina, Russia, Germania, Francia, Regno Unito, Stati Uniti, non credo segni una prospettiva immediata di attacco ad Israele (anche se non è da escludere) ma indica senz'ombra di dubbio la decisione di un rafforzamento militare non indifferente. Così han fatto tutte (le Nazioni). Lo dice la Storia.

venerdì 27 marzo 2015

Come falco in volo con l'ala spezzata

Sulla tragedia che ha colpito 150 passeggeri del volo 9525 della Germanwings ho letto diverse ricostruzioni prima ancora che le autorità competenti abbiano fatto chiarezza sulle cause del disastro. Qualcuno sostiene che dietro questo mistero ci sia un esperimento militare fallito da parte della NATO. Altri sostengono si tratti di un atto terroristico. C'è chi ne approfitta per fare confronti fra il nostrano Schettino e il teutonico Lubitz (sottolineando che è meglio essere distratti da una donna in carne ed ossa che non dal suo ricordo dopo una litigata, l'ultima). Alcuni approfittano di questa tragedia per criticare l'arroganza tedesca e rivendicare la fallibilità umana. Di tutti gli esseri umani, senza distinzioni geografiche. C'è chi attende un responso che, data la singolarità del caso, sta giustamente tardando ad arrivare. Una parte di coloro che seguono questa vicenda non tiene a freno il proprio nervosismo ed il vissuto e litiga, commenta acidamente, provoca, condanna. Credo sia profondamente sbagliato. Litigare su una tragedia così non è cosa intelligente. Un aereo cade. Muoiono tante persone. Bambini. L'aereo era tedesco. Il pilota con la cloche, pure. Le cause ancora da chiarire. L'Italia con le misteriose stragi aeree ha già dato. Non ci sarà un caso simile oggi. La Fede religiosa potrebbe essere una facile spiegazione per la tragedia ma al momento non è dato di confermare questo sospetto. Sperarlo è assurdo e controproducente per tutti. Se pensassimo che ogni aereo, treno, autobus su cui viaggiamo potrebbe essere preda del folle gesto di un terrorista o di un depresso non ci sentiremmo più al sicuro in nessun posto. Non c'è luogo sulla Terra abbastanza protetto da porci al riparo dai mezzi di trasporto. Essi raggiungono l'aria, la terraferma, il mare. Una sola è la certezza: sono morte tante persone. Anziani, giovani, bambini, E' accaduta una tragedia. Possiamo solo piangere e riflettere. Tutto il resto, che non è rispetto, è incoscienza. Anche i litigi. Soprattutto i litigi.

lunedì 2 marzo 2015

IL LAVORO OSCURO

Con la Riforma sul mercato del Lavoro si è tornati a parlare di un tema scottante. Il Premier, che dice di apprezzare il modello tedesco, ha contribuito a modificare gli attuali rapporti tra dipendenti e imprenditori come segue: 1) il contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti varrà per i neo lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato e i licenziamenti collettivi e stabilisce che per le piccole imprese il reintegro resta solo per i casi di licenziamenti nulli e discriminatori e intimati in forma orale. I lavoratori licenziati per motivi discriminatori o disciplinari saranno reintegrati ma tale possibilità sarà limitata solo e tipizzata per ridurre al minimo la discrezionalità dei giudici. Viene fatto salvo l'indennizzo per i licenziamenti economici considerati illegittimi. I licenziamenti ingiustificati prevederanno un’indennità crescente di una mensilità per anno di servizio con un minimo di 2 e un massimo di 24 mensilità (6 per le piccole aziende). 2) si riordinerà della normativa in materia di ammortizzatori sociali in caso di occupazione involontaria e di ricollocazione dei lavoratori disoccupati. Verrà introdotta la Naspi (Nuova Assicurazione Sociale Per l'Impiego), l'Asdi (l'ASsegno di DIsoccupazione) per chi non ha trovato impiego e la Naspi è scaduta, l'indennità di DISoccupazione per per i lavoratori con rapporto di collaborazione coordinata e continuativa e a progetto (Dis-Coll ). Per il sussidio di disoccupazione saranno conteggiati i contributi che il lavoratore ha versato. La Cig non si potrà più autorizzare in caso di cessazione definitiva dell'attività aziendale. Saranno stabiliti nuovi limiti di durata sia per la cassa integrazione ordinaria che quella straordinaria. 3) verrà semplificato il Testo organico delle tipologie contrattuali e revisione della disciplina delle mansioni, eliminando i contratti di collaborazione a progetto e confermando i Contratti di somministrazione, a chiamata, il lavoro accessorio (voucher), l'apprendistato, il part-time e le mansioni. Per il datore di lavoro sarà più semplice far passare il lavoratore da una mansione all'altra (demansionamento compreso), in caso di riorganizzazione, ristrutturazione o conversione aziendale. 4) verranno date disposizioni in materia di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro riguardanti la maternità estendendole anche alle lavoratrici prive di contratto a tempo indeterminato, attraverso contratti di solidarietà "attivi". 5) il testo prevede, inoltre, modifiche anche per l'Agenzia per l'occupazione. Sulla carta, sarà costituita un'agenzia nazionale per il lavoro, che dovrebbe funzionare come nel modello tedesco. IL MODELLO TEDESCO MINI-JOB Sono contratti di lavoro a basso salario e con orario ridotto che sono applicati per più di 7 milioni di tedeschi . Prevedono una paga di 450 euro al mese e sono soggetti a tasse e contributi quasi nulli. Per 2 milioni di persone è un secondo lavoro, per gli altri 5 milioni è l'unica fonte di reddito. UFFICI DI COLLOCAMENTO Gli uffici di collocamento pubblici, unificati nell'Agenzia Federale del Lavoro, gestiscono direttamente i sussidi di disoccupazione. Le aziende che inviano un preavviso di licenziamento al dipendente, con qualche mese in anticipo, devono darne immediata notizia alla agenzia stessa. In questo modo il lavoratore inizia subito un percorso di reinserimento professionale, ancor prima di diventare disoccupato. Altro fattore importante è che è l'Agenzia a cercare il lavoro per l'iscritto e non viceversa. Vi sono delle figure che contattano i lavoratori e fanno loro delle proposte lavorative esattamente come accade (in Italia) per le Agenzie interinali private. AMMORTIZZATORI SOCIALI I sussidi di disoccupazione ordinaria non vengono erogati per più di 12 mesi (18 mesi per i lavoratori anziani over 55). Il criterio per l'erogazione dell'indennità di solito arriva sino al 67% dell'ultimo stipendio. Chi rifiuta tre offerte di lavoro provenienti dall'ufficio di collocamento perde il diritto all'assistenza statale. REDDITO MINIMO Il sussidio sociale riservato ai disoccupati di lunga durata esclude chi possiede dei risparmi personali superiori a 13mila euro circa ed è stato stabilito un tetto massimo (330-350 euro al mese) per l'importo assegno, a cui però possono aggiungersi contributi per i figli o per gli affitti. TASSE E CONTRIBUTI SOCIALI Tra il 2004 e il 2006 è stato abbassato il costo del lavoro di oltre 2 punti della quota di contributi sui salari destinati al sistema sanitario nazionale. Il taglio è finanziato con una riduzione delle prestazioni mediche gratuite. Ai pazienti viene imposto un sistema di compartecipazione alle spese per le visite e per la prescrizione delle cure. Il Governo ha attuato un taglio delle imposte personali, rimettendo in tasca ai cittadini 22 miliardi di euro di risorse. L'imposizione fiscale ha subito una riduzione dal 48,5 al 42% dell'aliquota sui redditi più elevati e dal 19,9 al 15% dell'aliquota sulle retribuzioni più basse, finanziando il minor gettito con un piano di privatizzazioni e tagli ai sussidi statali.

giovedì 19 febbraio 2015

10 Piccoli indiani


Forse non tutti sono al corrente che il capolavoro di Agatha Christie in realtà, nella versione originale, ha un differente titolo: “And then, there's no one”. Letteralmente, la traduzione di questa frase è “E poi, non ne rimane nessuno”. Il gioco di parole indica il fatto che in quel gioco al massacro che è il testo giallo per eccellenza, la grande scrittrice metteva in difficoltà il lettore stravolgendone schemi mentali e convinzioni. Alla fine della storia (quasi, ovviamente...), i 10 ospiti della villa muoiono uno dopo l'altro. Logica vorrebbe che l'assassino sia l'ultimo sopravvissuto ma, come citato nel titolo, “And then, there's no one”. Ebbene, questo titolo spiega al meglio, secondo me, la situazione imprenditoriale italiana. Ci si guarda attorno. Si scruta il proprio vicino. Lo si sospetta. Si dorme con la luce accesa e un occhio aperto. Se l'indomani si è ancora vivi, significa che ci si è guadagnato (che fortuna!!!) un'altra giornata di tensione e batticuore. Sempre meno imprenditori, sempre meno mercato, sempre più stress. Il ragionamento dei nostri governanti è che chi si trova sul ciglio del dafult debba essere colui che, da solo, se ne tira fuori. Ciò che mi irrita ancor di più è che se il nostro Paese varasse delle riforme fiscali in senso progressivo e non proporzionale (o, peggio, flat...), sostegno alle piccole imprese a discapito dei grandi colossi finanziari, l'Italia sarebbe anche in grado di tirarsi fuori dalle secche. Non ci lascerebbero, tuttavia, fare nessuna di queste cose perché l'obiettivo della Governance europea non è quello di salvarci ma di impoverirci come è accaduto all'Africa, al Brasile, all'Argentina, alla Polonia, all'Unione Sovietica, al Sud America, prima di noi. L'economia finanziaria non guarda in faccia nessuno. Forse perché ha troppa vergogna di se stessa. L'obiettivo del Capitalismo puro, dopotutto, (senza un Roosevelt a tenerne a freno la deriva suicida) è, e rimane, “and then, there's no one”. Chi sarà il prossimo? PGT